Dove cercare, come prepararsi, la motivazione
Dove, come e quando cercare.
L'ambito di una ricerca di lavoro deve essere principalmente orientato
al settore di interesse, va perseguito ciò che si vuole fare con fermezza
e sicurezza. Solo dopo qualche tempo la ricerca va allargata ad aree
limitrofe a ciò che si vorrebbe fare ma che l'esperienza o le condizioni
contingenti non permettono di raggiungere.
I mezzi presso i quali effettuare ricerche sono molteplici, complementari,
non se ne deve trascurare alcuno e vanno tutti sfruttati al meglio.
Risposte ad annunci pubblicati sui giornali o su bandi di concorso,
conoscenze o contatti diretti con le aziende, società di selezione sono
solo alcune delle vie percorribili in un'attenta ricerca.
Generalmente una ricerca approfondita non deve trascurare nessuno di
questi strumenti, anzi deve essere modulata in funzione dello strumento
di volta in volta scelto: una richiesta inoltrata ad una azienda deve
essere differente da una inoltrata ad una società di selezione che a
sua volta deve essere più generica (ma comunque completa) di una risposta
ad un annuncio di ricerca. La specificità o la generalità della risposta
in funzione di ciò che si può leggere tra le righe diventano armi fondamentali
per portare a casa un posto di lavoro interessante a scapito anche di
candidati più pronti e con più esperienza.
Non bisogna mai lasciare un posto sicuro prima di avere trovato un'alternativa,
per quanto non c'entri nulla con ciò che si vuole fare, il fatto di
essere già occupati è una sorta di rassicurazione per chi deve scegliere
un candidato. Finita l'università si può lasciare passare un certo periodo
senza cercare lavoro ma ciò va subito chiarito in fase di presentazione
personale.
Le cose da fare:
- andare a tutti i colloqui (serve a fare comunque esperienza e a farsi
apprezzare)
- provare a portare a termine alcuni colloqui (per migliorare la tecnica
di contrattazione).
Le cose da non fare:
- essere vaghi nelle risposte ad annunci di ricerca o nelle richieste
alle aziende
- accettare il primo lavoro che viene proposto.
La motivazione.
La motivazione è spesso l'elemento principale su cui si basa una scelta
da parte di un selezionatore che ha a disposizione un elevato numero
di candidati con una preparazione simile ed omogenea (tipicamente le
posizioni per neolaureati si prestano a questo tipo di selezione). La
motivazione non è facile da dimostrare è un misto di interesse ed entusiasmo
per un'attività della quale si consce comunque poco in una realtà di
cui spesso, se ne sa ancora meno. L'entusiasmo è una molla, è la spinta
emozionale che può portare un candidato ad impegnarsi oltre "il
normale" per raggiungere obiettivi e risultati di riguardo . L'interesse
non è fine a se stesso, deve essere documentato e supportato da conoscenze,
da dubbi e possibilmente da precedenti esperienze, non è affatto sufficiente
dimostrare un interesse solo a parole.
L'interesse deve essere dimostrato, il sapere ciò di cui si va a parlare
diventa fondamentale: se mi chiama un'azienda che commercializza prodotti
nei supermercati, andrò prima del colloquio, a vedermi i prodotti cercando
di entrare nella logica del mercato, di capire quali sono i fattori
di successo e quali i rischi; qualsiasi sia l'azienda ci si può informare
tramite differenti canali, conoscenze, internet, riviste specializzate,
bilanci o altro.
Le cose da fare:
- mostrasi motivati
- informarsi su ciò di cui si va a parlare.
Le cose da non fare:
- essere vaghi, senza motivare le ragioni che spingono una determinata
ricerca specifica
- esagerare con la conoscenza su ciò che viene proposto, un po' di umiltà
non guasta mai.
Il colloquio di lavoro.
Il colloquio di lavoro non è il punto di arrivo ma è il primo passo,
la prima verifica di un rapporto che può diventare duraturo, se è vero
che la prima impressione è quella che conta, nel colloquio l'impressione
che si dà è di fondamentale importanza: può far aprire una porticina,
una porta od un portone per un secondo colloquio o può far finire tutto
ancora prima che si cominci, indipendentemente che si abbiano o meno
le caratteristiche richieste.
Come in una gara, come alla partita più importante, al colloquio ci
si può arrivare più o meno preparati, con maggiore o minore sicurezza,
con un diverso grado di fiducia. Più la posizione alla quale si ambisce
è di nostro interesse più è fondamentale prepararsi, allenarsi e informarsi
sul colloquio che ci si prepara ad affrontare.
Nulla dovrà essere lasciato al caso, il vestito, il taglio di capelli,
la postura, l'anticipo con il quale presentarsi, cosa dire, cosa non
dire come rispondere: tutto servirà a chi vi sta di fronte per farsi
un giudizio su di voi, sulla vostra vita, sulle vostre esperienze, su
ciò che sapete e sulle vostre potenzialità.
Molti strumenti possono giungere in aiuto specialmente per colloqui
di gruppo, per quelli psicoattitudinali e per quelli di cultura generale,
tuttavia, di fondamentale importanza risulterà essere l'esperienza che
via via permetterà a chi analizza oggettivamente le proprie performance
di migliorare. Informatevi sempre su chi avete di fronte, su cosa cerca
e su come poter battere la concorrenza (che per qualsiasi opportunità
professionale sarà agguerrita).
Le cose da fare:
- arrivare leggermente in anticipo (ma non troppo)
- preparasi (dal vestito alle domande pertinenti ed intelligenti da
porre possibilmente in chiusura)
Le cose da non fare:
- chiudere voi il colloquio (la chiusura ideale è una risposta dell'intervistatore
ad una vostra domanda)
- considerare di avere il posto in tasca (c'è sempre un rischio, qui
si potrebbero citare innumerevoli leggi di Murphy).
Come prepararsi.
Prepararsi è di fondamentale importanza, questo vale sempre e per
qualunque prova. Ci sono delle occasioni che arrivano solo una volta
nella vita e quando passano non ritornano più, occasioni che se colte
possono trasformarsi in opportunità in grado condizionare al meglio
un'intera carriera professionale. Un'attenta preparazione è l'unico
strumento per non rimpiangere, soprattutto nei momenti più difficili,
le occasioni che si sono presentate.
Anche il solo interrogarsi sugli accadimenti, sulle possibili domande
e sulle possibili alternative che si possono presentare durante un colloquio
di lavoro, può essere considerata una sorta di preparazione ma da qui
ad avere fatto tutto il possibile per risultare il candidato idoneo
ce ne passa e molto.
Tenete presente chi avete di fronte, che posizione deve "ricoprire",
che caratteristiche e che requisiti dovrà avere il candidato prescelto,
che stile ha l'azienda per la quale è in corso la ricerca, chi sarà
il futuro "capo", quali saranno le domande e soprattutto quali
saranno le risposte giuste. Informatevi sempre su cosa si andrà a fare,
come, fino a quando, quale sarà lo sbocco futuro, il percorso di carriera
previsto. Non barate mai sulle conoscenze, sulla competenza e su ciò
che sapete fare, è facile che queste cose siano facilmente sondate in
un colloquio approfondito.
Qualunque sia l'esito di un colloquio non prendetela come un fatto personale
l'esperienza sarà un'ottima mastra di vita, imparerete cosa dire, cosa
non dire, quando parlare e quando e come ascoltare. Non ci sono persone
migliori o peggiori, ci sono persone più o meno adatte a determinate
posizioni, ci sono persone con un grado differente di esperienza, diverso
stile o carattere e soprattutto ci sono candidati con un differente
grado di preparazione.
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